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Lampedusa a Parigi

Aggiornato il: 15 mag 2018

Lampedusa a Parigi

Serata dedicata all'isola più a sud d'Italia nel locale lampedusano Oscià.


Giorno 17 maggio dalle ore 20.00

Pizzeria Oscia 42 Rue Tiquetonne 75002


Giacomo Sferlazzo cantautore lampedusano eseguirà canzoni della tradizione popolare siciliana, del suo repertorio e del suo spettacolo "Lampemusa" sulla storia dell'isola. Recentemente è uscito il suo quinto album "Arrispigghiativi" che riporta con forza nel presente la necessaria solidità di una tradizione musicale e artistica, quella popolare siciliana, che troppo spesso viene relegata ad un folclore che ne appiattisce ogni profondità storica e che la depura dal suo valore conflittuale.



Un album che nasce nei suoni prodotti dal costante vento di Lampedusa, nel suo “azzurro dilatato” carico delle tensioni che si dispiegano nel contemporaneo. Lampedusa che cerca sua madre tra l'Africa e l'Europa e la riconosce invece nella Sicilia, sintesi e laboratorio di culture, avamposto militare dei vari imperi che si sono susseguiti, mitica e magica fin dalle sue origini.


Durante la serata si potranno mangiare piatti tipici lampedusani e guardare "Taliula" l'opera dell'artista lampedusano Gianfranco Rescica che ha raccolto negli anni centinaia di foto vecchie e nuove con cui ha realizzato dei video in cui si può percepire la poesia di una delle isole più belle del mondo.


Lampedusa è nell'immaginario collettivo simbolo delle migrazioni (simbolo spesso intriso di retorica) mentre rimane occultato il suo ruolo militare strategico.




Sferlazzo è anche un attivista politico che con il collettivo Askavusa si occupa di quest i temi

e con cui ha realizzato PortoM luogo di memoria e laboratorio politico in cui sono esposti gli oggetti delle persone migranti passati dall'isola, oggetti con cui Sferlazzo ha realizzato una serie di opere.


guarda la galleria


Giorno 18 maggio Sferlazzo sarà presente come relatore all'Università di Nanterre a Parigi per una giornata di studi "Le migrations entre mémoire et patrimoine" .

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Le migrazioni tra memoria e patrimonio.

Interessi, riappropriazioni, resistenze


Da diversi anni il fenomeno migratorio occupa sempre di più l’attenzione pubblica e il

dibattito politico in numerosi Stati europei, dando luogo a delle dinamiche (apparentemente) contraddittorie. Così, parallelamente all’indurimento delle politiche migratorie su scala europea, assistiamo a una valorizzazione culturale e sociale della migrazione.


Tale valorizzazione si riflette nella moltiplicazione delle narrazioni che portano sulle vite e

sui percorsi dei migranti, che diventano così oggetto di una diversi tipi di “discorsi”

(raccolta di testimonianze, racconti di vita, documentari), andando oltre il piano mediatico,

così come quello delle pratiche militanti, per penetrare nel campo letterario, cinematografico, teatrale e artistico.

A questa entrata della migrazione nell’ambito artistico, corrisponde lo spazio che le dedicano sempre di più i musei: dall’esposizione di opere d’arte contemporanea in numerosi musei di società (pensiamo per esempio alla recente istallazione temporanea “We are here” al MuCEM), fino alla creazione della Cité nationale de l’hisotire de l’immigration nel 2007, e alla sua trasformazione in Musée national de l’histoire de l’immigration (MNHI) a Parigi.


Se queste iniziative da un lato riflettono un consenso trasversale rispetto alla necessità di

costruire una memoria delle migrazioni, dall’altro mostrano anche che la migrazione è

diventata una vera e propria categoria patrimoniale. Questo legame tra costruzione di una

memoria e patrimonializzazione non è pertanto univoco. Così, bisogna leggere la patrimonializzazione come accompimento di un lavoro di memoria con valore di resistenza

culturale, o piuttosto come una riappropriazione in cui la posta in gioco politica posta dalla migrazione è ridotta, se non è riformulata o, addirittura, cancellata?


Intrecciando gli approcci e le discipline, desideriamo dunque interrogare questa costruzione patrimoniale da diversi punti di vista, al fine di esplorare la posta in gioco, ma anche le tensioni, se non le contraddizioni che sono all’opera nel processo di valorizzazione delle migrazioni e delle loro memorie. Alcune questioni centrali guideranno la riflessione, tra le quali: come si mette in opera la visibilizzazione delle migrazioni e della loro memoria? Qui sono gli attori della memoria e qual è il ruolo dei migranti in questi progetti? Per chi viene valorizzato questo patrimonio e quale uso ne viene fatto? In che modo questa produzione di memoria è integrata o interrogata da parte di altre forme artistiche, in special modo letterarie? In funzione di quali criteri, sulla base di quali condizioni e obblighi istituzionali, culturali, editoriali?


Tenendo conto della molteplicità delle iniziative, si tratterà non solo d’interrogare la valorizzazione culturale della migrazione, ma anche di prestare attenzione alle iniziative

capaci di investire in maniera critica la costruzione di una memoria, considerando le ambiguità della patrimonializzazione, e che giocano sulle forme del racconto o su quelle del dispositivo museale.



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Il figlio di Abele

Giacomo

Sferlazzo