Cerca

"U Marroccu"

Oggi ho fatto il primo dei tre incontri con le scuole medie di Lampedusa per parlare della pesca in Atlantico "U Marroccu" e in generale della pesca sotto diversi punti di vista. Gli incontri sono stati organizzati da Migrantes e in particolare da Maria Veronica B. Policardi​ che sta facendo un bellissimo lavoro sulla storia e le connessioni e relazioni che esistono tra Lampedusa e i paesi africani.


La pesca è sicuramente una di queste. Abbiamo proiettato un pezzettino del documentario in cui si può vedere la vita a bordo della Motopesca Brasilia e il capitano Angelo Gallo e suo figlio il capitano Vito Gallo​ di cui ho anche cantato una sua poesia "U violu". Grazie ai racconti di Vito e di altre testimonianze quel periodo può ancora rivivere ed essere messo a paragone con quello che stiamo vivendo oggi. E' bellissimo per me che sto girando l'Italia portando la storia della nostra isola poterlo fare qui con i ragazzi e le ragazze dell'isola. E' un grande piacere, un onore ed una responsabilità. Alla fine abbiamo lanciato l'idea di far raccogliere agli studenti: foto, oggetti, testimonianze, lettere di persone che hanno vissuto in maniera diretta o indiretta la fase storica del "Marroccu" tra gli anni sessanta e i primi anni novanta.


Con questo materiale faremo una mostra e forse anche una pubblicazione ma la cosa fondamentale è tenere viva la memoria e ricercare le radici della nostra collettività, senza idealizzarle, facendo i conti con il grave sfruttamento delle risorse del mare (e non solo) e dello sfruttamento dei lavoratori. Angelo Gallo come ho ricordato questa mattina, oltre ad essere uno dei più grandi capitani insieme a Iachino (Giacomo) Sferlazzo era anche un uomo che si occupava con passione di politica ed un sindacalista che riuscì a fare ottenere il primo contratto di lavoro alle donne che lavoravano nelle tante industrie del pesce e che fino ad allora erano super-sfruttate. Lampedusa ha una storia bellissima e complessa e il recupero della sua memoria deve passare necessariamente attraverso percorsi collettivi e comunitari.


Bisogna ringraziare persone come il prof. Giovanni Fragapane che hanno svolto un'enorme lavoro di ricerca e divulgazione, le tante persone che hanno raccolto materiale fotografico e testimonianze come Gianfranco Rescica​ e luoghi come l'Archivio Storico Lampedusa di Nino Taranto​ e PortoM del collettivo Askavusa​ che con ostinazione si sforzano di tenere viva la memoria di un'isola che troppo spesso dimentica e distrugge il suo patrimonio storico e culturale.





2 visualizzazioni
Il figlio di Abele

Giacomo

Sferlazzo